venerdì 9 novembre 2007

L'ASSESSORE APRE UNO SPIRAGLIO: UN TAVOLO SULLA CITTADINANZA















Nelle foto: alcuni momenti della serata


La sala piena di gente, Graziano Cioni molto determinato, Alessandro Santoro altrettanto deciso a far valere le proprie ragioni: il confronto fra l'assessore e il prete delle Piagge - uno dei promotori del digiuno a staffetta contro le ordinanze sui lavavetri - è stato molto bello, intenso e istruttivo, grazie anche agli interventi di una decina di persone dal pubblico, inclusi alcuni rappresentanti di comunità straniere.

Graziano Cioni ha esordito mettendo le mani avanti rispetto alle critiche alla sua ordinanza, sciorinando tutte le cifre dell'impegno del Comune di Firenze nelle attività di accoglienza e assistenza verso poveri e immigrati: i 7-800 posti all'albergo popolare, la convenzione con la Caritas per alcuni servizi assistenziali (120mila pasti, 21500 docce), i posti letto per immigrati con lavoro nelle strutture di via baccio da Montelupo e via del Porcellana, il progetto per i richiedenti asilo politico (50 posti)... L'assessore ha citato anche alcuni problemi che è difficile risolvere: le mille persone residenti in 23 immobili occupati, le 499 censite in "siti" di fortuna (stazione, baracche, giacigli improvvisati). "Il nostro sistema d'accoglienza - ha riconosciuto Cioni - è al collasso perché i bisogni crescono, le persone in arrivo aumentano e le risorse sono scarse. Servirebbero interventi coordinati con la regione, con lo stato nazionale, con l'Europa".

Quanto alle ordinanze sui lavavetri e al pacchetto sicurezza varato dal governo, Cioni li ha rivendicati in nome della "legalità a 360 gradi". Sui lavavetri - ha detto - fu necessario intervenire dopo 618 telefonate in otto mesi da parte di cittadini che lamentavano intimidazioni. "Nessuno ce l'ha con gli immigrati - ha detto - ma con chi scippa, chi ruba, chi sfrutta la prostituzione". Secondo l'assessore provvedimenti del genere servono a prevenire la xenofobia. "Se lasciamo che abusivi vendano i tappeti in centro, senza che nessuno intervenga a far rispettare la legge, la gente si incazza, cresce il malumore e monta la xenofobia", ha esemplificato. E poi ha ripreso lo stesso esempio che fu al centro di uno scambio di battute con Alessandro Santoro davanti a Palazzo Vecchio, il giorno dell'avvio del digiuno: "Te lo dissi allora e te lo ripeto oggi. Se un povero ruba la pensione alla vecchietta, io sto dalla parte della vecchietta. Tu mi dicesti che stai dalla parte di tutti e due, ma te sei un prete".

Alessandro ha replicato citando subito don Lorenzo Milani e il passo della Lettera a una professoressa nel quale si dice che non c'è niente di più ingiusto che fare parti eguali fra diseguali. Per Alessandro compito della politica è ridurre le diseguaglianze sociali, fare della città un luogo d'incontro fra diversi. "Oggi la politica si occupa delle aspettative di chi ha denaro, lavoro, casa e ignora tutti gli altri. Le nostre città devono avere il coraggio di cambiare l'idea di cittadinanza. C'è una demarcazione sempre più netta fra oppressi e oppressori, e noi dobbiamo liberare gli oppressi". Secondo Alessandro le ordinanze sui lavavetri sono state "una violenza morale e psicologica", una forma di violenza non meno grave di quella fisica, tanto da essere citata nell'articolo 13 della Costituzione: "Dovremmo togliere dalle scuole i crocifissi - ha detto Alessandro - e metterci gli articoli della Costituzione. Queste ordinanze e i provvedimenti del pacchetto sicurezza alimentano la xenofobia". "La vera sicurezza" è la sicurezza dei diritti: al nome, alla casa, a poter sbarcare il lunario. Alessandro cita poi la questione della residenza: una vecchia ordinanza ha ristretto la possibilità di fissarla nella sede di associazioni, complicando enormemente la vita dgeli immigrati, privandoli della possibilità di essere cittadini.

Cioni replica subito a queste critiche, rifiuta di stare dalla parte degli oppressori ("Ma io non ti ci ho messo", replica Alessandro) e ribadisce di avere risposto - con la sua ordinanza - a una violenza, commessa dai lavavetri contro cittadini, donne sole, mamme con bambini... "Sono favorevole al pacchetto sicurezza perché definisce una legalità che vale per tutti". Quanto al tema della residenza, che pure non è piena competenza del suo assessorato, Cioni - sollecitato anche dall'intervento dal pubblico di Virginia - apre uno spiraglio: "Forse si potrebbe aprire un tavolo fra l'amministrazione e le associazioni".

L'apertura è colta da Ornella De Zordo, che parla esplicitamente di "Tavolo sulla cittadinanza", mentre Rosario (comunità peruviana) fa una serie di domande sulle politiche interculturali, sulle politiche abitative per gli immigrati, sul diritto alla scuola per gli immigrati di seconda generazione. Minia (comunità eritrea) si sofferma sull'abbandono dei richiedenti asilo e sul fatto che occorre superare l'assistenzialismo: il modo migliore per garantire i diritti, è permettere alle persone di badare a se stesse.

Intervengono anche Pape, che indica l'assenza di un progetto di città da parte dell'amministrazione, come se non ci fosse la consapevolezza di essere di fronte a un momento storico che richiede un'apertura a chi proviene da altri paesi. Manuela racconta la sua esperienza di maestra e regala all'assessore una novella su un "bambino che lava i vetri", dicendo a Cioni che la sua ordinanza ha reso più difficile il lavoro contro i pregiudizi: "Nella novella alla fine arriva il bambino buono, diventi anche lei un assessore buono", è stato l'ironico augurio di Manuela. Francesca lamenta l'assenza di percorsi di integrazione, con progetti dedicati ai giovani, tramite ad esempio borse di studio. Christian accusa Cioni per le telecamere che sorvegliano chi vive nell'albergo popolare, per le minacce portate alla sicurezza dei rom romeni "vero obiettivo delle ordinanze" e parla di violenze commesse da alcuni vigili urbani e testimoniate da un filmato. "Se hai un filmato, lo devi mostrare, non si possono fare queste accuse gratis", replica Cioni con veemenza.

E' stata una disussione intensa e importante, chiusa da Alessandro con una citazione da Pier Paolo Pasolini. Cioni ha voluto rimarcare la distanza delle posizioni - "una certa sinistra vorrebbe giustificare le illegalità con la scusa della povertà, del disagio e io sono invece per la legalità a 360 gradi" - ma resta una porta aperta, quel "tavolo sulla cittadinanza" che potrebbe offrire un'opportunità per migliorare la condizione dei migranti a Firenze.

giovedì 18 ottobre 2007

LA PIAZZA PROIBITA E LA NOTTE TRASCORSA SOTTO PALAZZO VECCHIO



Una bella festa in piazza Signoria (a dispetto di un ostacolo dell'ultimo minuto) e una notte trascorsa all'addiaccio da undici "coraggiosi": l'avventura del digiuno a staffetta si e' conclusa stamattina poco dopo le sette, quando lo 'sleep-in' e' terminato, coi sacchi a pelo e i cartoni usati per la notte riposti negli zaini (ma Tiziano, attrezzatissimo, si era portato una comoda brandina).

La festa in piazza e' stato il momento piu' bello di quest'esperienza cominciata il 21 settembre. Circa duecento persone - italiani e stranieri, tutti insieme - hanno condiviso il cibo portato un po' da tutti: panini e formaggio, schiacciate e dolci, zuppe e pietanze calde preparate dalla comunita' rom. Dalle 19 in poi piazza Signoria si e' animata per una protesta che e' stata anche una proposta. Contro l'ordinanza sui lavavetri e la sua cupa visione della citta' e del mondo, si e' offerta alla citta' un'immagine di condivisione, di solidarieta', anche di allegria, nonostante la superflua presenza, sia in piazza sia nelle strade adiacenti, di numerosi mezzi e uomini della polizia.

La Giornata mondiale di lotta alla poverta', indetta per il 17 ottobre dall'Onu e prescelta per la fine del digiuno a staffetta, in coincidenza con la Notte dei senza dimora ideata da Terre di Mezzo (e realizzata a Firenze dalle associazioni Aurora e Fuori Binario) era in realta' cominciata male. Ieri mattina, a manifestazione ormai indetta e pubblicizzata anche dalla stampa, il questore ha comunicato il divieto di utilizzare piazza della Signoria, motivando l'improvviso e tardivo diniego con una prescrizione arrivata dalla Sovrintendenza ai beni culturali. Il questore ha messo nero su bianco questa prescrizione - riguardante in particolare il lato della piazza adiacente alla Loggia dei Lanzi, indicato nella comunicazione trasmessa alla questura dagli organizzatori - 'consigliando' di spostare la festa in un altro spazio della citta'.

Di fronte al divieto, apparso poco compensibile (che cosa si temeva? e perche' la comunicazione e' arrivata cosi' tardi?), si e' deciso, dopo una rapida consultazione fra i presenti, di tenere comunque la manifestazione, spostandosi su un altro lato di piazza Signoria, cioe' nei pressi dell'ingresso uffici, quello presidiato dai digiunatori per 27 giorni. Si e' trattato, in sostanza, di una manifestazione non autorizzata, che potrebbe quindi costare agli organizzatori una denuncia da parte della questura. Si e' deciso di correre il pericolo e di affrontare le possibili conseguenze di questa scelta, ma per non far ricadere l'intera responsabilita' sulle persone che hanno avuto l'incarico di inviare le comunicazioni alla questura e di 'trattare' con le autorita', si e' scritta sul momento una dichiarazione di responsabilita', una sorta di autodenuncia. Si e' scritto a mano, sul retro di un volantino, che si decideva di tenere comunque la manifestazione, cambiando lato della piazza, convinti di agire nel pieno rispetto della legalita' costituzionale. L'autodenuncia e' stata sottoscritta da oltre settanta persone e consegnata agli agenti della Digos dalla consigliera comunale Ornella De Zordo.

Gli undici protagonisti dello sleep-in - alcuni dei quali sono stati fra gli organizzatori e partecipanti al digiuno a staffetta: Tiziano Cardosi, Camilla Lattanzi, Lorenzo Guadagnucci, Gigi Ontanetti, Alessandro Santoro, Sandro Targetti - hanno scoperto che piazza Signoria e' rumorosissima e fin troppo illuminata, e che questo minuscolo gesto di solidarieta' coi senza dimora, e di protesta verso la giunta comunale, dev'essere solo una tappa di un impegno duraturo.

Nelle foto: sotto le coperte sul selciato di piazza della Signoria, sotto le mura di Palazzo Vecchio

mercoledì 17 ottobre 2007

"UNA TURISTA AMERICANA MI HA DATO VENTI CENTESIMI..."

Lunedi' sono arrivato a Palazzo Vecchio alle 17 e in effetti non ho trovato pubblico, né sindaco (né Cioni) ho saputo che il sindaco stava intanto presentando alla stampa (e non in consiglio) una nuova edizione dell'ordinanza, che elimina il riferimento penale e lascia intatta la sanzione amministrativa facendo riferimento ad un regolamento del '32. Me ne ha parlato Anna Nocentini (non ricordo quale, però ricordo che l'art. richiamato nell'ordinanza è il 43 e si riferisce alla pulizia delle auto).

Io sono rimasto in consiglio un'ora con gli adesivi in bella vista e poi un'altra ora sotto con un cartello scritto a mano: PARTITO DEMOCRATICO IO DIGIUNO PER L'ORDINANZA SUI LAVAVETRI. Il riferimento all'attualità (le primarie) è servito ad attirare l'attenzione dei consiglieri che stavano uscendo e mi hanno letto, poi sono passato dentro il cortile per farmi leggere dal pubblico in fila per entrare ad un concerto sempre in Palazzo Vecchio.

Con alcuni consiglieri (Malavolti, De Zordo, Nocentini, Barbaro) ho parlato della
protesta, ho parlato poi con alcune persone che passavano davanti a Palazzo Vecchio e con alcuni che favevano la coda per il concerto. La continuazione del digiuno anche oggi quindi è stata visibile.

Mentre ero seduto davanti a Palazzo Vecchio con il carterllo scritto a mano in italiano si è avvicinata una turista americana e non capendo la scritta mi ha porto 20 centesimi sorridendo, io ho cercato di spiigarle in inglese che il mio era un atto politico e allora lei si è imbarazzata e a forza 'sorry, sorry' ha rinculato verso il gruppo di turisti da cui proveniva.

Maurizio

"I PATTI PER LA SICUREZZA PIACCIONO AI MIEI PARENTI, TUTTI DI DESTRA"

Credo di aver letto del digiuno per la prima volta sul sito di Carta. Conosco la comunità delle Piagge e Alessandro Santoro e ho cercato il blog. Sui pacchetti sicurezza, lo dico con una battuta: i miei parenti sono, in varie gradazioni, quasi tutti collocati a destra. E' desolante accorgersi come le soluzioni presentate dal ministro Amato e dai sindaci siano sovrapponibili a quelle di mio zio che ricorda con nostalgia il fascismo.

Più in generale, negli ultimi mesi, discutendo con alcuni amici, è venuta fuori più volte la preoccupazione per un crescere di insofferenza nei confronti di zingari ed extracomunitari, discorsi "di pancia" anche da parte di persone che hanno sempre votato a sinistra, e dell'assenza di politiche propositive che non assecondino semplicemente questi umori.

Non ho avuto modo di pubblicizzare molto il mio digiuno al di là dei miei genitori e qualche amico, perché in questo periodo per motivi familiari non ho tanto tempo libero. La reazione più comune fra le persone fra le persone con cui comunque ho avuto modo di discutere è stata d'indifferenza. Più d'uno mi ha detto, a mò di battuta, che sono già abbastanza magro senza bisogno di andare a cercare anche questo.

La sera ho partecipato ad un incontro di Sinistra Democratica, e almeno lì l'iniziativa ha riscosso sostegno.

Buon sleep in e grazie voi.

Marco Giubbani, Aulla (Massa Carrara)

martedì 16 ottobre 2007

LETTERA APERTA AL SINDACO


Egregio signor sindaco,
la sua nuova ordinanza contro i lavavetri ci riempie di tristezza e al tempo stesso di maggiore convinzione nella nostra lotta. Da quasi un mese, come avra' notato la mattina arrivando in ufficio, ogni giorno due persone, in sciopero della fame per 24 ore, sostano sotto Palazzo Vecchio indossando dei cartelloni. Forse avra' letto i testi. Contengono due messaggi: la richiesta di ritiro immediato dell'ordinanza contro i lavavatri, e l'affermazione che occorre combattere la poverta', non i poveri. Questa nostra lotta nonviolenta e' iniziata il 21 settembre con l'obiettivo di indurla a un ripensamento. Intendevamo aprire una discussione con l'amministrazione pubblica, nello spirito della nonviolenza, che promuove sempre il dialogo, anche quando esprime il massimo dissenso. Abbiamo sperato fino all'ultimo che lei avrebbe accettato il confronto, senza rifiutare a priori di ascoltare le nostre ragioni. Nei giorni scorsi avevamo anche concordato con l'assessore Graziano Cioni, promotore delle ordinanze, un incontro pubblico da tenersi prima del 30 ottobre, data di scadenza 'naturale' dell'ordinanza 'contingibile e urgente'.

Il suo nuovo provvedimento, reso noto ieri, in anticipo rispetto al previsto, sembra chiudere anche questo spazio di discussione. Siamo sinceramente amareggiati di questa sua chiusura, che ha un carattere etico e culturale, prima ancora che politico. Speravamo ancora, nonostante tutto, che lei avrebbe accettato di recuperare quell'idea di citta' accogliente, solidale, operatrice di pace che e' stata di alcuni suoi illustri predecessori. E' un'idea di citta' che ha reso Firenze celebre e popolare nel mondo. Oggi Firenze si fa conoscere per questa sua lotta senza quartiere a un ristretto gruppo di persone - si parla di una cinquantina di cosiddetti lavavetri - in nome di un concetto di sicurezza che non fa ben sperare per il futuro.

Signor sindaco, noi crediamo che lei abbia assecondato un certo senso di insofferenza e di paura, presente fra i nostri concittadini, che andrebbe affrontato con altri argomenti. Siamo convinti che non vi sia mai stata in citta' alcuna 'emergenza lavavetri' e che non si possano affrontare i disagi o il fastidio suscitati dai comportamenti di pochissime persone, mettendo 'fuori legge' chi sta comunque cercando di cavarsela, guadagnando pochi euro agli incroci. Pensiamo che un'amministrazione aperta, solidale e operatrice di pace avrebbe agito in modo molto diverso, ad esempio cercando di incontrare i 50 lavavetri, di dialogare con loro, alla ricerca di condizioni di vita e di lavoro migliori e piu' sicure per tutti. Un'amministrazione accogliente e con un alto senso della solidarieta' avrebbe mandato un messaggio distensivo ai cittadini e agli automobilisti, senza enfatizzare il problema, e sforzandosi di mantenere la questione dentro i binari della razionalita' e del buon senso.

La citta' che noi vorremmo e per la quale continuiamo a batterci, si impegnerebbe per affermare un'idea di sicurezza che include la possibilita' - per tutti - di avere un tetto e il diritto a ricercare condizioni di vita e di lavoro dignitose. E' questo un concetto di sicurezza molto impegnativo, perche' porterebbe a battersi - ad esempio - per cambiare una serie di leggi in materia di immigrazione (a cominciare da quella detta Bossi-Fini), ad estendere le politiche sociali, ad includere nella nostra societa' chi oggi resta ai margini. Nella nostra citta' vivono migliaia di poveri, di senza tetto, di 'sans papier', di esclusi da tutto e da tutti... L'approccio che noi immaginiamo, porterebbe anche a contrastare l'idea di sicurezza oggi diffusa a Firenze e in gran parte d'Italia: una sicurezza basata su slogan equivoci come 'tolleranza zero' e imperniata sui divieti, i controlli di polizia, le limitazioni dei diritti e delle liberta'. La storia ci insegna che l'estensione delle misure repressive, anche quando avviene con il consenso apparente delle popolazioni, e' foriera di disastri.

Siamo convinti che un'idea allargata e solidale di sicurezza sia alla portata della nostra citta'. A Firenze possiamo attingere a una tradizione democratica e popolare della quale dobbiamo andare orgogliosi: questo e' il tempo di non cedere agli umori del momento, alla tentazione delle scorciatoie repressive, ma di mettere a frutto quanto di meglio ci arriva dal passato. Oggi Firenze e' una citta' che mostra un volto ostile: e' chiusa, incattivita, insofferente. Non e' la citta' che desideriamo, e siamo convinti che nemmeno lei voglia diffondere un'immagine di Firenze cosi' deteriorata.

Nonostante tutto, signor sindaco, noi non disperiamo e per questo le chiediamo di accettare al piu' presto un incontro pubblico con noi e con quella parte di citta' che non si riconosce nello spirito delle sue ordinanze.

Per quanto ci riguarda, oggi e domani saremo ancora in piazza della Signoria coi nostri cartelli, e mercoledi' notte celebreremo a modo nostro la Giornata mondiale di lotta alla poverta', dormendo all'addiaccio, davanti all'ingresso di Palazzo Vecchio. Il nostro digiuno a staffetta a quel punto sara' concluso, ma il discorso non puo' che restare aperto. Le persone, le loro vite, le loro aspettative e i loro diritti, non si cancellano a colpi d'ordinanza. Vogliamo continuare a credere che Firenze puo' ancora cambiare rotta e tornare ad essere una citta' aperta, solidale, altruista.

Cordialmente,
Matteo Bortolon, Lorenzo Guadagnucci, Camilla Lattanzi, Luca Limata, Alessandro Santoro, Marco Sodi, Saverio Tommasi (promotori del digiuno a staffetta dal 21 settembre al 17 ottobre)

C'E' UNA NUOVA ORDINANZA. CAMBIA LA FORMA NON LA SOSTANZA

Il penultimo giorno (ventiseiesimo consecutivo) dello sciopero della fame a staffetta coincide con il varo di una nuova, stavolta definitiva ordinanza contro i lavavetri. Le prime sono state emanate come provvedimento 'contingibile e urgente', quindi con una data di scadenza (il 30 ottobre), quest'ultima ha invece carattere strutturale. La proposta di lavare i vetri ai semafori e' assimilata dal sindaco al lavaggio delle auto sul suolo pubblico e quindi proibita ai sensi dell'articolo 43 del Regolamento di polizia municipale. Ecco il testo dell'articolo 43, che appare quasi surreale col suo riferimento ai "finimenti" e alla "trebbiatura delle granaglie"...

«Attività proibite sul suolo pubblico
Sul suolo pubblico è proibito:

  • a) lavare, strigliare, tosare o ferrare gli animali;
  • b) lavare i veicoli, pulire i finimenti e gli utensili che si usano nelle stalle e nelle rimesse;
  • c) spaccare legna, vagliare o trebbiare granaglie;
  • d) compiere atti di pulizia personale o altri atti che possano offendere la decenza pubblica;
  • e) soddisfare alle naturali occorrenze, fuori dei luoghi a ciò destinati;
  • f) eseguire giuochi di qualsiasi genere».
Cambia dunque la sostanza, con la scomparsa di ogni riferimento al codice penale, come suggerito dal procuratore della Repubblica Ubaldo Nannucci. Resta la sostanza, e cioe' un'amministrazione pubblica che definisce 'emergenza per l'ordine pubblico e la sicurezza' la presenza di una cinquantina di 'lavavetri' ad alcuni semafori cittadini. Si continua a respingere l'idea che abbiamo a che fare con persone che cercano di vivere la propria vita, di cavarsela in qualche modo in un ambiente difficile, come hanno fatto - fra l'altro - in passato milioni e milioni di italiani in tutto il mondo. Ma non c'e' memoria.

Il sindaco non ha dunque accettato un confronto aperto, ne' col consiglio comunale (completato ignorato nella fase di preparazione della terza ordinanza), ne' con la cittadinanza e tanto meno con gli animatori del digiuno a staffetta.

Gabriella Paolucci e Myriam Verdi, stamani in piazza con i noti cartelloni, riferiscono solo che Leonardo Domenici, nell'entrare di gran carriera in Palazzo Vecchio, ha detto una frase come: "Ma non sapete che non c'e' piu' quell'ordinanza?" Un po' poco come relazione fra cittadini e poteri pubblici...

Stasera a Lucca, alla sede Cgil di via Fillungo 74, e' in programma un'assemblea pubblica sulle ordinanze fiorentine e sul passaggio di testimone fra Firenze e Lucca. Domani, dalle 19 in poi, la festa in piazza Signoria e la notte all'addiaccio davanti a Palazzo Vecchio.

lunedì 15 ottobre 2007

VENTICINQUESIMO GIORNO, CON UN AIUTO DA GENOVA


Facce gia' note stamani in Piazza Signoria, ma il digiuno a staffetta prosegue per il venticinquesimo giorno consecutivo e si avvicina al suo punto culminante, con la festa di mercoledi' e il successivo 'sleep in' davanti a Palazzo Vecchio. Stamani davanti all'ingresso uffici di Palazzo Vecchio, finalmente liberato dalle impalcature in legno che occulatavano la vista del centro della piazza, hanno sostato Gennaro Guida, Lorenzo Guadagnucci e Saverio Tommasi, tutti alla seconda esperienza come uomini-sandwich.

Ai tre si sono aggiunti, a distanza, altri digiunanti eccellenti. Come ogni lunedi' hanno rinunciato al cibo, in segno di adesione alla nostra lotta nonviolenta, il professor Alberto L'Abate e la moglie Anna Luisa Leonardi. Da Genova ha aderito alla nostra iniziativa, digunando per tutta la giornata, Antonio Bruno (nella foto a destra), attivista fin ai tempi del G8 di Genova del Forum sociale del Ponente genovese e attuale consigliere comunale eletto come indipendente nella lista di Rifondazione comunista (nonche' capogruppo).

Lo sciopero della fame culminera' mercoledi' con il ritorno in piazza di don Alessandro Santoro, che aveva iniziato (con Tiziano Cardosi) il 21 settembre scorso la staffetta . Alessandro e altri digiunatori parteciparanno, sempre mercoledi' , alla Notte dei senza dimora, organizzata ogni anno da Terre di Mezzo (in collaborazione a Firenze con le associazioni Aurora e Fuori Binario), dormendo davanti a Palazzo Vecchio.

Prima dello 'sleep in' (variante del classico 'sit in'), in Piazza Signoria dalle 19 in poi ci sara' una festa con cena autogestita: un modo gioioso di prendere parte alla Giornata mondiale di lotta alla poverta'.

Domni sera nella sala della Cgil, via Fillungo 74 (ore 21), Aimac, Arci, Cgil Zona Lucca, Mani Tese hanno organizzato una assemblea-dibattito sull'ordinanza antilavavetri del Comune di Firenze.

domenica 14 ottobre 2007

Un albanese ci ha chiesto se avevamo l'automobile


24mo giorno per la staffetta del digiuno contro l'ordinanza fuorilegge di Cioni e contro i "pacchetti-sicurezza" che, criminalizzando i poveri, spostano i problemi invece di risolverli.

In attesa della festa di fine-digiuno che si terrà mercoledi prossimo in Piazza Signoria, hanno oggi digiunato pubblicamente, con i consueti cartelloni, Guido di Firenze e Luca di Avellino. I due digiunatori-manifestanti sono entrambi laureati in Storia a Firenze, e hanno aderito come cittadini partecipi dei problemi sociali della città.

“E’ stato piacevole essere in piazza – ci ha raccontato Luca – Abbiamo affrontato con grande apertura i commenti e le critiche. Siamo stati disponibili al dialogo e abbiamo ricevuto un “grazie” da un signore che passava. Abbiamo anche discusso con un russo, e con varie altre persone. C’è stato anche del dissenso, ma espresso in forma civile. Un tizio ci ha chiesto se stavamo facendo Ramadan. Un albanese ha voluto sapere se avevamo un’automobile, ma anche altri cittadini hanno voluto sapere se guidavamo”
“E’ stato bello aver creato un momento di incontro, di discussione, di confronto – ci ha detto Guido - Siamo stati utili per suscitare reazioni e discussioni. Molti non sono d’accordo con noi, ma tutti coloro che sono stati disposti a parlarne hanno condiviso il fatto che non sono certo i lavavetri la vera emergenza cittadina. Abbiamo anche avuto un inatteso momento di visibilità, grazie alla celebrazione di una giornata sull’handicap, che ha portato in piazza alcuni rappresentati della categoria e la banda di Vicchio, che ha suonato in piazza accanto a noi”.

Diario di Luca Martinelli, digiunatore iperattivo

Dal diario di Luca Martinelli, che ha digiunato sabato 13 Ottobre, privatamente, ma non troppo.

22.51. Sono in treno, rientrando a casa (Torino) da Milano. Il mio è stato un digiuno itinerante. Primo appuntamento, a Milano, la conferenza su Ambiente ed energia organizzata da Rifondazione Comunista, dov'ero stato invitato per parlare dell'affaire acque minerali (un tema a cui stiamo dedicando parecchio spazio su Altreconomia, con le campagne "Mettiamola fuori legge", per la regolamentazione della pubblicità, e "Imbrocchiamola!", per chiedere acque di rubinetto nei locali pubblici). Prima di intervenire, ho spiegato la mia condizione di digiunante. In molti, naturalmente, erano già a conoscenza dell'iniziativa. Hanno espresso la propria solidarietà, tra gli altri, la viceministra degli Esteri Patrizia Sentinelli, la sottosegretaria all'Ambiente Laura Marchetti, il capogruppo di Rifondazione al Parlamento europeo Roberto Musacchio, presenti in sala.
Dalla Bovia ho poi preso un treno per Mariano Comense. Nella sala soci dell'Ipercoop di Cantù mi aspettavano una quarantina di persone per vedere insieme il documentario Corazon Verde (di Luis Sepulveda, sul progetto di una fabbrica di alluminio nel Sud del Cile e le proteste della popolazione locale). Dopo il video, ho presentato il mio libro "I colori del mais. Società, economia e risorse in Centro America" (Emi). Prendendo la parola, ho spiegato a tutti la mia condizione di digiunante, spiegando la vertenza che non solo è fiorentina e ci riguarda tutti.
Da Como in treno a Milano, e adesso torno a Torino.

sabato 13 ottobre 2007

Ci ha sorriso esclamando: "Bene così!"


23mo giorno, e la staffetta del digiuno non si ferma.

Oggi in piazza hanno manifestato la loro contrarietà all'ordinanza Riccardo Torregiani e la sua compagna Emanuela, due persone molto attive a Firenze sia nella politica sia nel sociale." I commenti che abbiamo ricevuto sono stati tutti positivi - ha detto Riccardo - ed è stata per noi una sorpresa perché non ce lo aspettavamo. Molta gente è passata, anche grazie ai numerosi matrimoni. Tutti guardavano, e qualcuno ci ha sorriso esclamando "Bene così!". Come Riccardo ed Emanuela anche altri digiunatori hanno sottolineato il fatto che, chi ha la civiltà di confrontarsi, anche partendo da posizioni diverse, aiuta a dare senso alla presenza della staffetta. Diverso è quando i passanti non si vogliono confrontare, e lanciano solo gelidi sguardi di disapprovazione. "Perché chi ci disapprova non viene a confrontarsi?" si sono chiesti in tanti.
Oggi, a distanza, anche Luca Martinelli, un attivista di Mani Tese di origini toscane che oggi lavora per la rivista mensile Altreconomia di Milano, ha digiunato con l'adesivo sul petto. Tra l'altro Luca sta sostenendo nella giornata di oggi due incontri pubblici, uno dei quali come ospite a un seminario sulle energie alternative organizzato dal PRC di Milano. Gli auguriamo di farcela, a sostenere questi impegni a stomaco vuoto!

Nella foto: Riccardo ed Emanuela che hanno ricevuto la visita e la solidarietà del figlio Gabrio e della sua compagna, Claudia.

venerdì 12 ottobre 2007

L'IMPORTANZA DI PRENDERE LA PAROLA


A un certo punto si è fermata una scolaresca, di ragazzi delle medie o forse prima superiore. L'insegnante che li guidava, si è fermata davanti ai due digiunanti e ha detto: "Ecco, vedete, questi sono due cittadini che prendono la parola, che dicono la loro. Prendete esempio, altrimenti qualcun altro deciderà sempre per voi". Questa scena è già un buon risultato, che ripaga lo sforzo di 24 ore di digiuno: lo sciopero a staffetta si propone di far emergere il dissenso e incoraggiare un atteggiamento critico nell'opinione pubblica. E l'insegnante, rivolgendosi in quel modo ai suoi allievi, ha dato un segno d'approvazione alla staffetta molto significativo.

Oggi sono stati in piazza Lorenzo Guadagnucci, del Comitato Verità e Giustizia per Genova, e Miriam Giovanzana, fondatrice di Terre di mezzo e direttrice uscente di Altreconomia. Miriam è scesa apposta da Milano, convinta che questa lotta nonviolenta sia un'iniziativa importante non solo per Firenze, ma per chiunque si batta a favore dei diritti per tutti. Terre di mezzo è il giornale di strada che la lanciato in Italia "La notte dei senza dimora", in coincidenza con la Giornata mondiale di lotta alla povertà indetta dalle Nazioni Unite per il 17 ottobre. Nello stesso giorno si concluderà la nostra staffetta.

giovedì 11 ottobre 2007

DON GALLO: "LA GIUNTA E' ISOLATA. VA SCONFITTA L'INDIFFERENZA"







"Le Piagge, si dice, sono la periferia delle periferie, ma chi è isolato, qui a Firenze, è la giunta comunale": parole di don Andrea Gallo, animatore a Genova della Comunità di San Benedetto al Porto, crocevia di tutti i disagi e di tutte le emarginazione. Don Gallo si riferisce all'ordinanza sui lavavetri: "A un certo punto, quest'estate, pareva che i lavavetri fossero il problema dei problemi. Ma com'è possibile? Ma cosa vogliono farci credere?".

Don Gallo, con Alessandro Santoro, ha presentato il bel libro di Francesca Manuelli "Le Piagge. Storia di un quartiere senza storia", alla presenza di un pubblico numeroso e dei due digiunatori odierni, Giulia e Simone, accolti con simpatia da Cinzia, responsbaile per la Feltrinelli degli incontri con gli autori. Nessuno qui ha obiettato, com'era invece avvenuto in Comune il 21 settembre scorso, che non si può partecipare all'incontro indossando die cartelli.

Don Gallo ha affrontato una grande quantità di temi, dall'antifascismo alla necessità di rifiutare in toto il neoliberismo, dalla "spaventosa requisitoria" del pm Andrea Canciani al processo contro 25 persone accusate di devastazione e saccheggio per i fatti del G8 di genova del 2001. "L'esperienza delle Piagge - ha detto Andrea Gallo - ci dimostra che un altro mondo è possibile, proprio come si diceva a Porto Alegre nel gennaio 2001. Ci sono migliaia di Piagge nel mondo. Si agisce localmente, pensando globalmente. Alle Piagge la gente ha rialzato la testa, ha puntato sulla partecipazione, così la parola democrazia ha preso sostanza. Sono arrivato qui scoraggiato, mi sono ricaricato".

Fra le altre cose don Gallo ha ricordato una conversazione avuta col cardinale Tettamanzi: "Gli dissi: quando vai in Vaticano digli di aggiungere un altro vizio capitale, ai sette canonici. L'indifferenza. Per questo abbraccio chi sta portando avanti questo digiuno a staffetta".

L'EDITORIALE DI ALTRACITTA'


Pubblichiamo l'editoriale che aprirà il prossimo numero di L'Altracittà, il giornale delle periferie


La paura e la distrazione


Dal 21 settembre scorso a Firenze un gruppo di persone sta portando avanti una protesta nonviolenta per il ritiro della famigerata ordinanza sui lavavetri. Si tratta di uno sciopero della fame a staffetta, 24 ore a testa senza mangiare, che ha visto ogni giorno due persone sostare con grandi cartelli davanti a Palazzo Vecchio, sede del Comune, per testimoniare la propria adesione al digiuno. Altri hanno invece digiunato 'privatamente', indossando un adesivo di spiegazione. L'esperienza del presidio in piazza e degli scambi con i passanti, fiorentini e non, viene puntualmente narrata in un blog, http://digiunoastaffetta.blogspot.com/.

"Noi anziani abbiamo paura ad uscir di casa, siamo fragili, in balia di queste persone che scippano, aggrediscono, rubano nelle nostre case e ce le portano via le case, quei pochi alloggi popolari che ci sono li assegnano tutti a loro". Queste le parole di una signora fiorentina, una delle poche in verità che almeno ha cercato un dialogo con i manifestanti, invece di ignorarli o disprezzarli in silenzio. Ma anche nel silenzio degli altri si intuisce se non la paura almeno il fastidio, l'insofferenza profonda e irrazionale, verso tutta questa gente che vien qui a chiedere, ma cosa vogliono, non se ne può più. Un sentimento che ormai sembra radicato anche a sinistra, una paura rabbiosa che qualcuno maschera col desiderio di legalità.

Quella parità di diritti e doveri che ogni giorno vediamo calpestata dai più ricchi e dai più potenti, quel rigore nell'applicare una legge uguale per tutti, lo pretendiamo 'almeno' verso i più sfortunati, i più deboli, che non hanno visto il cartello "Non disturbare". E dall'alto ci accontentano, con piacere e sollievo, perché è più facile e conveniente sequestrare 4 secchi che affrontare i problemi veri di una città sempre più caotica, inquinata, rumorosa, egoista e rabbiosa. Anzi, qui come altrove, in scala ridotta, la paura dei barbari serve da diversivo, ci distrae dalla cementificazione, dai morti sul lavoro, dal biossido di carbonio, dalle privatizzazioni. Problemi enormi, tanto grandi che rischiamo di sentirci frustrati e impotenti se ci azzardiamo anche solo a prenderne coscienza.

La strategia della distrazione ci spinge allora a trovare un nemico esterno, possibilmente inerme, su cui concentrare le nostre forze, senza porsi troppi perché, né cercare cause sociali, politiche, storiche. Non c'è tempo per queste sciocchezze, perché solo un intervento rapido, non importa se inefficace, può placare la nostra arrabbiatura e mantenerci concentrati sul 'nemico'. A noi la scelta: stare al gioco o... digiunare.

VENTUNESIMO GIORNO. E MARTEDI' ASSEMBLEA A LUCCA

In attesa del sostegno di don Andrea Gallo, a Firenze nel pomeriggio per la presentazione alla libreria Feltrinelli International del libro di Francesca Manuelli "Le Piagge. Storia di un quartiere senza storia", stamani Simone Nicolè e Giulia Tonarelli hanno 'presidiato' l'ingresso di Palazzo Vecchio per il ventunesimo giorno dello sciopero della fame a staffetta.

Anche stamani non sono mancati i contatti coi numerosi passanti e alla solita stupita curiosità degli stranieri, si sono sommati alcuni gesti d'incoraggiamento di fiorentini e altri italiani. Per il ventiduesimo giorno, venerdì 12, saranno in piazza Signoria domani Miriam Giovanzana e Lorenzo Guadagnucci.
Miriam verrà appositamente da Milano, dove è stata fra i fondatori di Terre di mezzo, il giornale di strada che ha poi dato vita anche all'omonima casa editrice, e di Altreconomia, il mensile che ha diretto fino ai giorni scorsi, prima di scegliere d'occuparsi esclusivamente della casa editrice.
Altreconomia ha sposato il nostro digiuno a staffetta fin dall'inizio.

Intanto a Lucca comincia a muoversi il gruppo che prenderà il testimone dal 17 ottobre in poi. Martedì 16 al salone della Cgil in via Fillungo 74 (ore 21), Aimac, Arci, Cgil Zona Lucca, Mani Tese hanno organizzato una assemblea-dibattito sull’ordinanza antilavavetri del Comune di Firenze.

mercoledì 10 ottobre 2007

ANTONIO VERMIGLI: "CHIUSI E ISOLATI NEL PALAZZO". DOMANI DON GALLO

Per il ventesimo giorno del digiuno a staffetta Antonio e Vito sono arrivati da Quarrata (Vito in realtà ieri era a Roma e ha preso un treno molto presto per essere a Firenze poco dopo le otto). Antonio è Antonio Vermigli, anima della Rete Radié Resch e della marcia Agliana-Quarrata; Vito a sua volta è uno dei più preziosi attivisti della rete, attivissima nella solidarietà internazionale, con particolare riguardo al Brasile.

La mattinata è volata via grazie all'allegria di Antonio, che non ha risparmiato alla giunta Domenici (entrato nel palazzo intento a leggere un giornale e quindi incurante dei due uomini-sandwich davanti all'ingresso) una considerazione frutto dell'esperienza maturata a Quarrata: "Questi amministratori - dice Vermigli - sono sempre più isolati e chiusi nelle loro stanze. A Quarrata un gruppo di associazioni, alcuni mesi prima delle elezioni, chiesero un incontro con le forze del centrosinistra per avviare un percorso comune, indire delle primarie, fare spazio alla partecipazione. Ci risposero che era già tutto deciso: sia il candidato sia le alleanze. Abbiamo presentato una lista civica che ha avuto il 14%, e al ballottaggio il sindaco di centrosinistra ha prevalso per poche centinaia di voti. Alle elezioni precedenti avevano avuto il 67%. E lo stesso è avvenuto a Pistoia".

Dal palazzo intanto non arrivano risposte. La mozione della sinistra sulla revisione dell'ordinanza, per quanto approvata in consiglio, è caduta nel vuoto, e il sindaco Domenici è stato fra i protagonisti dell'incontro col vice ministro Minniti per definire un disegno di legge che conferisca nuovi poteri ai sindaci in materia di ordine pubblico. La lotta, evidentemente, continua, con gli strumenti della nonviolenza e del dialogo - nonostante tutto - con la controparte.
Domani, giovedì, saranno in piazza Simone e Giulia, i quali nel pomeriggio si sposteranno coi loro cartelli alla libreria Feltrinelli Interntional di via Cavour 12, dov'è in programma alle 18 la presentazione del libro di Francesca Manuelli "Le Piagge. Storia di un quartiere senza storia", alla quale parteciperanno don Alessandro Santoro, che ha avviato il digiuno a staffetta il 21 settembre, e don Andrea Gallo, della comunità di San Benedetto al Porto (Genova), sostenitore della nostra lotta nonviolenta.

martedì 9 ottobre 2007

"LEGALITA'. UN CONCETTO UN PO' CASUAL"


Ore 8,30, ci troviamo in Piazza Signoria in quattro, armati dei cartelloni che scopriremo poi antivento, e ci appostiamo all'entrata di Palazzo Vecchio. Intirizziti un po' dal freddo, intimoriti un po' dai movimenti strani di prima mattina: la piazza è piena zeppa di vigili e auto delle forze dell'ordine di ogni genere (carabinieri, polizia, guardia di finanza, vigili col pulmino delle vacanze) e tutti si muovono frettolosi. Una vigilessa mormora ad un suo collega: "Facciamoli andar via, ma senza la forza..." Subito dopo un vigile graduato entra nel portone di palazzo vecchio al grido di "esca fuori il primo plotone!". All'inizio è preoccupazione, poi fragorose risate: il plotone è composto da vigili vestiti a festa, fanfara, vessilli folkloristici, escono dal palazzo col passo dell'oca, e via verso orizzonti ignoti... E' il momento delle foto ricordo!

Scampato il pericolo di rimozione forzata, capiamo che è la festa per il 153 anno dei vigili urbani, prendiamo posizione intorno alla porta, per primo si avvicina un distinto signore con un canino, che dopo mezz'ora di parole chiede di poter partecipare con un cartello con scritto "sindaco puzzone", ma con molta dolcezza viene invitato a desistere da una delle digiunanti.

Si avvicinano poi, in ordine sparso nel corso della mattina, amici vari, un altro signore col cane che ci dice "non avete niente da fare?", stessa frase la pronuncia una signora che aspetta in macchina davanti al palazzo, e sta lì per circa tre ore... Ci sorge spontaneo il dubbio che fossero domande un po' introspettive, dato che non sembrava che anche loro avessero particolari urgenze!


Un signore mi stringe la mano e ci fa i complimenti, un altro, inglese, si complimenta non solo per il contenuto dei cartelli ma anche per la forma, dice che a Firenze è raro che si sappia scrivere in inglese corretto e quello è scritto proprio bene. Infine un anziano napoletano (che sia il solito che hanno incontrato Camilla e Lorenza?) che vorrebbe che manifestassimo per il problema meridionale. Ci fermiamo a parlare con lui perchè è molto simpatico anche se ci dice che dovremmo studiare di più se ancora non sappiamo che Israele è nato prima della Palestina e che i palestinesi non hanno voglia di lavorare: pare secondo lui che sia notizia risaputa.

Con lui affrontiamo il tema del razzismo in Italia, spiegando ad un gruppo di spagnoli che si fermano a chiedere informazioni, lo strano fenomeno per cui "grazie agli immigrati i meridionali si sentono più italiani", come cioè il razzismo, restando saldo nei suoi principi di esclusione e stereotipizzazione, distribuisca i suoi effetti via via sugli ultimi della catena, per cui i meridionali diventano italiani quando arrivano i vucumprà, che diventano rispettabili commercianti senegalesi quando arrivano gli stupratori, che diventano lavoratori instancabili albanesi quando arrivano finalmente i lavavetri!

Non resta ai migranti rumeni che aspettare un'altra ondata di immigrazione che li faccia, tra gli effetti, risalire la china del pregiudizio! Alla fine gli spagnoli si dicono soddisfatti del dibattito, o forse solo frastornati. In generale i turisti ci guardano e chiedono, un po' attoniti che si possa proprio fare un ordinanza del genere, chiedono ragguagli sull'illegalità e legalità, e ci viene da sorridere anche a noi, che la legalità sembra un po' un termine fuzzy, senza confini, fluido e fluttuante a seconda di cosa ti serve, un concetto che va su tutto, elegante e casual al tempo stesso.

La giornata procede, si ride parecchio, nonostante vento e fame, si invitano tutti alla grande cena del 17 ottobre e si parla anche delle votazioni sul pacchetto-welfare, sul pacchetto sicurezza, sulle zone pedonali intasate di auto, insomma forse è anche un'occasione per fare due parole con gli altri, riprendere per qualche ora la sana abitudine di confrontarsi, riflettere, guardarsi intorno.

Unica provocazione: il camion di "delizia catering" che scaricava cibo incessantemente. Di questi tempi ci possiamo stare, non sarà un bignè che ci potrà fermare!!

Valentina (ha digiunato martedì 9)

"UN RAGAZZO MI HA CHIESTO: E' UNO SCHERZO, VERO?"

Ho scritto delle mie motivazioni in una dichiarazione/invito che potete leggere sul sito della Chiesa Valdese, voglio solo aggiungere riflessioni semiserie sul tipo di lotta intrapreso.
Penso che già il vangelo, raccontandoci che Gesù incontrò l'Avversario mentre digiunava, ci abbia avvertito che non esistono spazi sacri e pratiche buone per tutti i tempi, tutte le nostre azioni comportano sempre dei rischi...

Sgombrato il campo da entusiasmi "integristi", voglio però aggiungere che non è nemmeno il caso di fare polpettoni e le distinzioni sono necessarie. Sono felice di aver partecipato ieri a questa specie di "contro-parata". Anche noi mostriamo ciò di cui siamo capaci e le nostre armi. Non sono poco, ad esempio:
la credibilità di fronte a gente che ha perso la sua;
la pazienza di fronte a gente che persegue un risultato immediato;
la convinzione personale tanto forte da permetterti un confronto tranquillo con chi non è d'accordo, di fronte a gente che insegue un consenso facile;
l'antirazzismo di chi cerca di aiutare le persone a comprendere che di fronte a fenomeni complessi come quelli delle nuove povertà occorre scartare le semplificazioni, di fronte a gente che usa un linguaggio che pericolosamente associa termini come "clandestini", "rumeni", "rom" a quello di delinquenti;
la capacità di controllare il proprio appetito di fronte a chi usa il potere in modo spudorato per propri interessi personali (penso ad un ragazzo che insisteva: "è uno scherzo vero? ma cosa ci si guadagna?")

Patrizia Barbanotti De Cecco

"LA GENTE AVREBBE BISOGNO DI PARLARE E CONFRONTARSI. MA NON PUO'"

C’è chi scende di corsa le scale di Palazzo vecchio dicendoci “Esibizioniste”.
C’è chi da lontano si ferma, legge i nostro cartelli e scuote la testa.
C’è qualcuno che, sempre da lontano, disapprova apertamente la nostra protesta e se ne va.
C’è chi ci insulta.

Ma c’è anche chi, pur non essendo d’accordo, si ferma a chiacchierare con noi per capire perché la pensiamo diversamente. C’è il gruppo di pensionate di Pescara che ti inizia a raccontare chi sono i”lavavetri” dalle loro parti: le zingare con i bambini in braccio a chiedere l’elemosina sulle spiagge. Della pena per quei bambini e della rabbia verso le madri.

C’è il ragazzo che ti chiede “Ma davvero volete che tornino i lavavetri?” Ed alla nostra risposta affermativa esclama “Ma rubano!”. Ci inizi a parlare e gli chiedi se ha mai pensato perché lo fanno e che cosa farebbe lui nei loro panni. E allora arriva alla conclusione “Farei come loro” e poi “Sono fortunato, sono nato in Italia”.

E poi ci sono quelli (tanti) che condividono la nostra scelta, che vorrebbero farci un offerta o mettere una firma, che vogliono farsi la foto con noi. C’e’ la ricercatrice tedesca che si occupa di armi nucleari che ti dice “non li vogliono vedere perché non gli piacciono: sono poveri, sono sporchi. E allora la soluzione e’ via da qui”. C’è la signora che si chiede “Ma dove sono ora? E che cosa fanno ora?”.

Insomma c’è un mondo fatto di persone, favorevoli e contrarie, italiane e straniere, che avrebbe bisogno di parlare e di ragionare insieme su questo problema. Se solo gliene fosse data la possibilità.

Maria Marzapane (digiunante domenica 7 ottobre)

LA STAFFETTA TOCCA QUOTA 50












Ben quattro digiunanti hanno sostato stamani sotto il portone di Palazzo Vecchio. Un record. Il numero complessivo degli aderenti allo sciopero della fame tocca così livello 50: alla fine del digiuno a staffetta, secondo le nostre stime, arriveremo attorno ai 75 partecipanti. Ci sembra un bel segnale per tutta la città: il dissenso è finalmente emerso e ha preso forma grazie ai corpi e alle menti di chi ha rifiutato il cibo per 24 ore.

I digiunanti odierni - Valentina, Anna Maria, Mariangela e Riccardo - hanno incrociato la festa dei vigili urbani, mobilitati per il 153° anniversario del corpo. Dal portone del palazzo sono transitati gonfaloni e fanfare, coi nostri a fare ala divertiti. "La mattinata è andata molto bene - racconta Valentina - E' passata tantissima gente, e abbiamo avuto molti gesti di incoraggiamento".

Il tarlo del dubbio, forse, si sta insinuando nella città, o almeno speriamo, visto che all'indomani delle ordinanze sono circolati sondaggi - subito branditi come conferma delle proprie ragioni da alcuni amministratori - che indicavano un larghissimo consenso da parte della popolazione.

Il nostro obiettivo, dichiarato fin dall'inizio, è arrivare al ritiro dell'ordinanza e a un ripensamento generale delle ultime scelte amministrative in materia di sicurezza, interpretata dalla giunta fiorentina secondo un'accezione prevalentemente repressiva.

Domani il digiuno a staffetta giungerà al ventesimo giorno.

lunedì 8 ottobre 2007

"PULIAMO IL VETRO SPORCO CHE CI OSCURA IL MONDO"

Ecco il resoconto di Gianluca, che ha digiunato sabato scorso, 'presidiando' Palazzo Vecchio.

E' stata una giornata particolarmente ricca di matrimoni, di sindaci toscani che andavano e venivano: la maggioranza degli italiani, anche dialtre città, nettamente a favore dell'ordinanza del sindaco con toni misurati o con battute del tipo "io oggi invece mangio doppio"; solidarietà da Fuori binario e da altri amici a noi vicini.

Gli stranieri attenti alla lettura ed in parte anche solidali (si pensava con Paolo se non era il caso di tradurre il testo anche in altre lingue). Una rumena ci ha detto che lei era contraria a quello che noi rappresentavamo, perché contribuiamo a confondere le idee dei migranti stessi, che preferirebbero, secondo lei, sapere una cosa certa, anche se negativa.

Ma cosa pensano realmente i lavavetri? Come si fa ad incontrarli?, si diceva con Camilla. Più in generale c'è questo "idem sentire", espressione che ho sentito spesso in bocca di Bossi, molto diffuso fra i politici e fra la gente, un pensiero unico, trasversale, conformista, fondato sull'egoismo, sul possesso, sullo sviluppismo, che va difeso dagli sceriffi: da Cofferati a Dominici, a Bersani, che si è messo a criminalizzare anche i medici contrari agli inceneritori!

Termino con l'ultima frase del bel libro di Lorenzo Guadagnucci, "Il nuovo mutualismo":"Oggi prevale la legge dei mercanti, domani dovrà esserci la legge della solidarietà".

Ognuno di noi però dovrenbbe cominciare a ri-pulire il vetro, sporco, attraverso cui guarda il mondo. Il digiuno del corpo ed il digiuno delle parole, il silenzio, la meditazione, sono delle antiche tecniche, laiche, proprio per ripulire quel vetro (lo specchio pieno di polvere dello zen). Potrebbero divenire anziché un'eccezione, una consuetudine del movimento nonviolento, perché il vetro si ri-sporca di continuo.

Gian Luca Garetti

E I BAMBINI DICONO :"BRAVI!"

Il momento più gradevole e significativo di oggi è stato l'incontro con una scolaresca. I bambini (quinta elementare), visti e letti i cartelli indossati dai due diginuanti di oggi, hanno fatto una serie di domande e alla fine hanno salutato con un "bravi" di incoraggiamento. Myra Evans e Pape Diaw sono i digiunanti numero 46 e 47 e hanno portato lo sciopero della fame a staffetta al diciottesimo giorno. Il ritiro dell'ordinanza sui lavavetri rimane l'obiettivo dellanostra lotta nonviolenta, mentre in consiglio comunale sono attese le comunicazioni del sindaco Domenici, che dovrebbe dare delucidazioni sulla mozione approvata il 17 settembre e che chiedeva una revisione dell'ordinanza entro 15 giorni.
Oggi, come ogni lunedì da quando la staffetta è cominciata, digiunano in adesione alla protesta il professor Alberto L'Abate e sua moglie Anna Luisa Leonardi.

Il digiuno, che continuerà fino alla Giornata mondiale di lotta alla povertà (17 ottobre), ha dato corpo e visibilità a un radicale dissenso rispetto alla filosofia vessatoria e autoritaria che ha ispirato la giunta nel firmare l'ordinanza. L'obiettivo è quindi affermare che esiste un altro modo di affrontare le questioni legate alla povertà e all'emarginazione. Il primo punto di questa diversa visione non può che essere il dialogo con gli altri. E' ciò che la giunta fiorentina non ha fatto, preferendo soluzioni dall'alto, sbrigative e di impronta populista.

Dopo gli interventi video di don Gallo, don Ciotti, padre Zanotelli, è ora disponibile il video girato da Saverio Tommasi, con interviste a Maria Pia Passigli (direttrice di FuoriBinario), Pape Diaw (consigliere comunale) e Adem Bejzak (rappresentante della comunità rom di Firenze).

Stasera al centro sociale Il Pozzo alle Piagge (ore 21,15) si riunisce l'Assemblea autoconvocata che ha dato il via alle proteste contro le ordinanze e le mancate politiche sociali della giunta.

domenica 7 ottobre 2007

IL RACCONTO SCRITTO DA PATRIZIA: "A CENA COI LAVAVETRI"


Quello che segue e' un racconto che ci ha inviato Patrizia. E' un'opera di fantasia, i personaggi sono tutti fittizi

Lavavetri

La sera del giorno in cui fu emanata l'ordinanza che rendeva illegale lavare i vetri delle auto ai semafori, ci fu uno scambio di telefonate piuttosto intenso tra molti membri della comunità. Avevano bisogno di parlarsi, di vedersi: erano preoccupati per il futuro, per quello che sarebbe accaduto il giorno dopo; si chiedevano cosa fare, cosa dire... Sapevano benissimo che la stragrande maggioranza dei cittadini aveva tirato un sospiro di sollievo. Era vero: erano in troppi, qualcuno era davvero insistente, qualcun altro maleducato..., ma avevano anche la sensazione che la cosa di gran lunga più irritante fosse la stessa presenza fisica: trovarseli davanti, smagriti e sporchi a respirare ossido di carbonio sotto il sole o al freddo.Tanti non riuscivano ad immaginare un'esistenza peggiore da cui fuggire. Quindi si parlava di racket, di gente “obbligata” da forze criminose... e magicamente ecco una scusa valida per tenere sigillato il finestrino! Sicuramente creavano disagio.

Per la verità anche molti/molte automobilisti erano sinceramente maleducati: scherzi di pessimo gusto, insulti, oscenità... Per altri, meno grezzi, la cosa più urtante era sentirsi in colpa e bugiardi mentre a bordo di una bella macchina, con borse piene di spesa (e di generi non propriamente indispensabili!) si diceva di non avere niente per loro...

I membri della comunità sapevano che dietro le motivazioni di “ordine pubblico” c'era in realtà anche tanta frustrazione, nervosismo, insicurezza legata a mille fattori, come d'altra parte erano perfettamente consapevoli che quel tipo di vita non fosse molto dignitoso e che sarebbero stati necessari interventi per favorire un inserimento vero.
Il fatto è che molti di loro avevano avuto a che fare con i lavavetri.

Pier Enrico, per esempio, non era affatto spinto da sensi di colpa e sapeva di non risolvere un granché con il suo spicciolo però lo dava sempre, per principio. Dove c'era quella triste situazione di chi insulta e chi viene insultato lui voleva dimostrare, con un piccolo gesto, da che parte stava; gli avevano detto che l'ordinanza del sindaco era dovuta all'aggressività di questi soggetti, ma lui non ci credeva, con lui non lo erano mai stati.

Piera, due parole oggi e due domani, si era resa conto che Mohamed (dormiva sotto i cespugli in mezzo ai viali) aveva una gran voglia, frustrata, di farsi una doccia: così gli aveva offerto questa possibilità, tutti i sabati, dalle 10 alle 11.

Sandra aveva scoperto che i vestiti smessi di suo figlio potevano fare comodo a Misha, mentre a Elisabetta era capitato di curarne uno (con un ascesso che faceva paura) gratuitamente nel suo studio dentistico; anche Franco, che fa l'avvocato, ne aveva assistito uno (ovviamente senza parcella). Ilenia era stata buffa: aveva regalato al tipo che voleva lavarle il vetro tutte le mattine una bottiglia di detersivo e gli aveva detto che, se proprio doveva, almeno lo facesse per bene, col prodotto giusto...

Insomma molti di loro li avevano guardati in faccia e in qualche modo si erano fatti carico dei loro problemi. Si rendevano conto delle argomentazioni dei politici che stavano alla base dell'ordinanza, ma che ne sarebbe stato di Mohamed, Misha, Mina, ecc.?

Così decisero di vedersi la sera a casa di Sonia per pensare a qualcosa. Sicuramente non bisognava perdere tempo: nel momento in cui l'ordinanza sarebbe diventata operativa, ovvero in tempi stretti, tutti si sarebbero dispersi, sarebbero scomparsi (per poi “rimaterializzarsi” in forme diverse e forse non troppo piacevoli, dopo poco).

Decisero di organizzare una cena e di invitare i lavavetri, per parlare con loro e sentire che cosa avessero da dire. Prepararono un invito semplicissimo, ma tradotto in varie lingue:

“Sei invitato a cena, così potremo discutere (con interpreti) e pensare ad un'iniziativa dopo l'ordinanza che mette fuori legge i lavavetro”, con la firma, le indicazioni per arrivare e un versetto della Bibbia che parlava di accoglienza. Furono tre giovani che si preoccuparono di stamparlo e poi di andare a distribuirlo la mattina dopo ai semafori, spiegando l'iniziativa.

Non tutti erano convinti: Linda ad esempio aveva una cabrio e proprio non li sopportava, mentre Luigi si era premurato di telefonare al pastore per invitarlo alla prudenza e dirgli che non bisognava entrare nel merito di questioni politiche; diceva che la stampa avrebbe potuto strumentalizzare la notizia, che si poteva screditare il nome della comunità... Il pastore lo rassicurò, ma lo invitò caldamente a partecipare.

Riuscirono a preparare la cena, anche se non si aveva idea di quante persone sarebbero venute; più difficile fu assicurasi la presenza di qualche interprete. Si interpellò la comunità evangelica ucraina che si riunisce presso la chiesa metodista e quella rumena che si riunisce in chiesa battista (anche se le donne erano in difficoltà ad uscire la sera e si sentivano in imbarazzo a fare da interpreti a uomini, mentre i loro mariti avevano turni impossibili e doppi lavori che li vedevano occupati in quell'orario), per il polacco ci pensò don Sarti, che era amico del pastore, di arabo non trovarono nessuno, ma erano fiduciosi di cavarsela col francese, inglese... e l'italiano.

Avevano deciso che la riunione sarebbe terminata alle 22 e poi loro avrebbero discusso per un'altra ora per trarre qualche conclusione e decidere il da farsi.

La simpatia dei giovani e la speranza di trovare aiuto fecero sì che molti vincessero la diffidenza e accettassero l'invito. Arrivarono timidamente e lentamente, ma alla fine erano una ventina. Ci fu la gradita sorpresa di vedere arrivare alcune persone che avevano trovato interessante l'iniziativa: due giovani della parrocchia, un consigliere del Quartiere e altri quattro.

L'imbarazzo iniziale svanì presto perché gli “invitati” si resero conto che c'era un interesse reale nei loro confronti ed iniziarono a raccontare le loro storie.

Sandro pose la domanda sul racket.

Loro non ne sapevano nulla. Però dissero che ogni tanto arrivavano dei tipi prepotenti e che vigeva la legge del più forte per accaparrarsi i posti migliori. Qualcuno disse di essersele anche prese, ma di non aver trovato ascolto. Anna chiese come mai non si cercavano un lavoro migliore, Piero chiese dove abitavano, qualcuno voleva sapere perché non andavano dall'assistente sociale... molti membri della comunità impararono cose istruttive sul funzionamento reale dei servizi sociali quella sera.

Insomma si trattò di uno scambio interessante e alle 10 nessuno aveva voglia di mandarli via, anche perché qualcuno di loro veniva da lontano ed aveva avuto difficoltà a trovare il posto, così era arrivato tardi, ma così era stato deciso. Molti membri della comunità avevano fatto lo sforzo di partecipare, qualcuno veniva da fuori città e non si poteva chiedere loro di tornare la sera successiva.

Iniziò la discussione. Tutti erano stati contenti dell'incontro avuto, ma quanto alle iniziative concrete per andare avanti si spaziava tra posizioni molto distanti.

Pensando di orientare il percorso decisionale qualcuno disse che sarebbe stato giusto chiedersi che cosa avrebbe fatto Gesù in questa situazione. Al che uno dei giovani disse che secondo lui Gesù poteva essere un lavavetri, uno di quelli che erano usciti alle dieci. Questo fece sbottare Luigi “Questa è mistica cattolica medioevale: “Gesù nel povero”; con tutto il corollario di elogio dell'elemosina ecc. Non ci appartiene culturalmente, la Riforma ha dato una spallata a questi sistemi ipocriti dove la povertà diventa un valore...”

“E' vero -aggiunse Susy, con il suo accento che tradiva le origini elvetiche- in Svizzera sono ammessi gli artisti di strada, perché quello è comunque un lavoro, ma non la mendicità”. Suo figlio Luca fu fulmineo nella replica: “Sarà per questo che avete commesso una specie di “etnicidio” nei confronti dei Rom, sottraendo i loro figli per darli in adozione a famiglie per bene...”

La discussione prendeva quota, ma intervenne Carlo, il responsabile delle attività culturali: “Sono felice di vedere il vostro interesse per queste questioni storico-culturali che in effetti potrebbe essere molto utile approfondire, vedremo come circolo di considerare la cosa, ora però occorre essere operativi...”.

Si fece molto tardi, ma alla fine la decisione fu presa.

Si può dire che non fosse soddisfacente per nessuno. Secondo Piera era carente l'analisi politica: come si poteva prendere in considerazione la fine del problema se non si parlava delle sue cause; Luigi era preoccupato più di prima di quello che avrebbero pensato i suoi colleghi e i suoi vicini; per Linda sarebbe stato meglio dedicare tutte quelle energie agli anziani soli; Elisabetta pensava che si sarebbe potuto fare di più, mentre Susy era convinta che l'iniziativa fosse giusta, ma che ci fosse troppa approssimazione nell'organizzazione: così avrebbe potuto funzionare...

La cosa incredibile però è che l'iniziativa fu portata avanti e molti, in misura diversa, si impegnarono. Perché tutti avevano deciso di fidarsi dei loro fratelli e delle loro sorelle.

Questo sì, li riempì di entusiasmo

CAMILLA E LORENZA: "PARLARE COI LAVAVETRI, SPIEGARSI COI CITTADINI"


Il racconto di Camilla e Lorenza, che hanno digiunato e manifestato in piazza martedi' 2 ottobre.

La prima signora che si è avvicinata era una di quelle che ti passano davanti e leggono la frase scritta sul cartello, passano oltre, ma dopo un po’ tornano indietro. Ci ha detto che ci ammira ma che era certa che non ci fosse mai capitato uno sputo da un lavavetri a cui avevamo detto “no, grazie”. Voleva confrontarsi, nonostante la brutta esperienza. Questo ci ha dato speranza, ma è amaro toccare con mano uno degli effetti di questa ordinanza, una delle ragioni per cui la rigettiamo: generalizzare la scorrettezza, categorizzare la maleducazione, insinuare che il senso della legalità abbia a che fare con la razza, con le origini. Sarebbe come dire: se mi sputi in faccia allora tutta la tua famiglia, tutti quelli che fanno il tuo lavoro, tutti quelli che vengono dal tuo paese devono venire puniti.

Il messaggio dei nostri cartelloni era volutamente un po’ provocatorio. Magari non era il messaggio più centrato, magari non era un messaggio troppo preciso, ma stimolava l’attenzione dei passanti, li svegliava dal torpore, li costringeva a confrontarsi sul piano dei valori, delle opinioni e delle informazioni.

Il rifiuto dello spirito di questa ordinanza ci trova concordi, ma sulle soluzioni possibili ci sono tra noi alcune sfumature diverse.

Io, Camilla, vorrei davvero un ripensamento, un’ammissione di colpa, un’azione volta a parziale riparazione del danno fatto. Prima di proporre una qualsiasi soluzione però penso che la giunta dovrebbe convocare questi 50/70 romeni, parlare con loro, conoscerli, capire la loro situazione quotidiana, come fanno a tirare a campare… Non escluderei, a priori, la possibilità di professionalizzare il mestiere del “lavavetri”, che è in fondo un esempio come altri di quell’economia informale con la quale campano i due terzi della popolazione del mondo.

Il sistema non può comunque ignorare il fatto che siamo ormai meta o passaggio di flussi migratori, e che occorre cercare soluzioni dignitose, non lesive della dignità delle persone per affrontare la nuova era che si affaccia. Se ci fossero altre opportunità di lavoro e di inserimento andrebbero subito sfruttate per togliere queste persone dalla strada, ma è anche vero che queste opportunità mancano anche ai nostri connazionali…. Questi romeni non possono attendere, davanti a un piatto vuoto, che flessibilità e precarietà vengano sconfitte a livello macro! Si sono inventati questo mestiere? Se non ci sono alternative possibili, questo servizio può essere gestito in modo pacifico e non lesivo della dignità dell’automobilista come del lavavetri stesso. Andrebbe valutato.

Io, Lorenza, invece non vorrei che i lavavetri tornassero sulle strade. Penso che queste persone possano essere impiegate in altri tipi di lavori e di servizi. Penso che sia pericoloso farle tornare adesso ai semafori perché nelle ultime settimane si è legittimata la paura dell’altro, l’insofferenza, quindi non sono da escludere sfoghi xenofobi, dovuti a ordinanze come quella Cioni/Domenici, rivolte alle “viscere” dei cittadini.

Alcuni passanti vedendoci scuotevano la testa chiedendoci “volete i lavavetri?” ma non si fermavano a parlare e non potevamo affrontare la complessità di una risposta, una risposta che non può consistere in un semplice ‘sì’ senza argomentare sulla questione delle politiche sociali, del problema della convivenza, della necessità di smettere di generalizzare.

Questa indisponibilità al confronto è stata frustrante, perché ci è sembrato spesso di rivolgerci a persone che non hanno nessuna intenzione di fermarsi, confrontarsi, ascoltare, comunicare. Ci sono verità precostituite che vengono “vomitate” addosso, senza dare alcuna chance al dialogo.

Altre interazioni simpatiche: qualcuno è passato dicendo “conosco il problema” senza specificare se il problema fosse per lui rappresentato dai lavavetri o dalle ordinanze. Altri sono sfrecciati davanti ai cartelloni esclamando a voce alta “..mah! E’ l’unica cosa che hanno fatto bene!”.

Poi c’è stato un anziano signore di origini napoletane che si è fermato a dirci con tenerezza, quasi rivolto a due bambine: “Ma perché vi preoccupate di questa gente? Pensate a noi poveri italiani, pensate ai fatti vostri…”. Al pensionato napoletano il tempo non è mancato, e si è trattenuto molto a lungo per un confronto decisamente civile. Abbiamo inventariato i problemi d’Italia, e alla fine lui ha convenuto sul fatto che in Italia le emergenze siano ben altre, ma pur sempre non si rassegnava a questa nostra scelta di mobilitazione “per degli stranieri”.

In nostro appoggio è arrivato un aitante ciclista che sosteneva che ormai, anche se avessero ritirato l’ordinanza, il danno era stato fatto. Sempre il ciclista si è messo a discutere con il pensionato napoletano di tante cose, tra le quali del romanzo della Anna Maria Ortese “Il mare non bagna Napoli”, che ci siamo appuntate come un buon consiglio. Stare in piazza ci ha riservato una sorpresa di carattere letterario…chi l’avrebbe mai detto?!

Un altro signore si è avvicinato in modo un po’ minaccioso, ma invece poi voleva solo dirci che suo padre aveva ammazzato tanti fascisti ma che evidentemente (indicando il Comune) ne erano sopravvissuti troppi.

Non sono mancati i commenti sugli zingari. E’ un collegamento molto comune: quando si parla dei lavavetri, si finisce sempre a parlare di zingari.

Infine si è avvicinato un gruppo di signore sulla settantina, con i loro capelli candidi e laccati, che hanno letto il cartello, senza capire bene il senso della frase. Allora si sono chieste se eravamo a favore o contro i lavavetri, e quando abbiamo specificato che eravamo “per il ritiro dell’ordinanza” hanno approvato con trasporto il fatto che fossimo “per il ritiro dei lavavetri”…..

In realtà ci sono state molte persone che si sono fermate e hanno condiviso con noi la difficoltà di rapportarsi a una questione così controversa e faticosa per chi non si vuole arrendere all’imposizione, tanto facile, di eliminare il ‘brutto’, lo ‘sporco’, il ‘povero’.

Molte le visite e gli incontri fortuiti con soggetti “amici”: la consigliera del PRC Anna Nocentini, Sabrina Sganga di Controradio, Guido Zini, Anna Doni, Rosanna Bianchi, Lorenzo Guadagnucci, Valentina Ferrucci, Pape Diaw dell’Arci, Ingrid Lamminpää, Stefano Morandi di Greeenpeace e tanti altri che passando si sono fermati a parlare con noi di tante cose, personali e politiche. Mara si è avvicinata per dirci che non è di Firenze, ma che vorrebbe fare qualcosa anche lei, e si è segnata per un turno di digiuno.

Il tempo è volato, e le ore in piazza sono state senz’altro la parte più bella della giornata. Forse i cartelloni-sandwich aiutavano ad attenuare la fame, che si è fatta sentire più forte una volta che ce li siamo tolti...

DON GALLO AL SINDACO: "NON SI GOVERNA CON L'ESCLUSIONE"


Dopo Alex Zanotelli, anche don Andrea Gallo, intervistato a Genova, manda un messaggio alla giunta comunale fiorentina: "Dobbiamo ricordare agli amministratori che non e' possibile creare una societa' a misura d'uomo escludendo. Io faccio mio il motto di don Di Liegro: dimmi chi escludi e ti diro' che sei".

Don Gallo vede nel digiuno a staffetta "un segno di speranza" e cita La Pira, Balducci, don Milani per ricordare agli amministratori la necessita' di governare attraverso la solidarieta' e non con la polizia e l'esclusione. Don Gallo nei prossimi giorni sara' a Firenze e sosterra' la nostra lotta nonviolenta: "Voglio esserci anch'io e sussurrare davanti a Palazzo Vecchio: caro sindaco, se tu vuoi insistere con questa ordinanza, sappi che non lo farai in nome mio".

Oggi diciassettesimo giorno della nostra staffetta. Maria Marzapane e Patrizia De Cecco, con i consueti cartelli, hanno sostato in piazza Signoria nel primo pomeriggio, incontrando decine di persone. "Non solo gli stranieri, ma anche molti italiani - racconta Maria - si sono fermati a parlare con noi. Non tutti erano d'accordo con noi, ma almeno e' stato possibile confrontarci. Solo un paio di persone sono passate davanti a noi scuotendo la testa, in segno di disapprovazione". Con Maria e Patrizia il numero delle persone che hanno finora scioperato sale a 45.

Domani, lunedi', tocca a Myra Evans e Pape Diaw, che dunque passera' la mattina davanti a Palazzo Vecchio e il pomeriggio dentro il palazzo, in veste di consigliere comunale.

(la foto e' stata scattata domenica scorsa)

sabato 6 ottobre 2007

BARBARA: "QUANTA INDIFFERENZA. DOBBIAMO INSISTERE NELLA NOSTRA LOTTA"

E' la prima volta che ho la determinazione di aderire a un digiuno! Non ho parlato con molte persone oggi, il mio lavoro in questi giorni mi porta ad isolarmi, ho fatto del mio meglio però nei giorni precedenti; anche se le reazioni intorno a me sono state soprattutto di disinteresse, di scherno, di curiosità sul "digiuno", ma una totale disattenzione per le motivazioni vere e profonde di questo gesto.

Sono scandalizzata da questa ordinanza e dall' indifferenza di molta gente che ho incontrato sulla mia strada. Io sono di Prato e pare che il pensiero comune sia che questa cosa non ci tocchi, questo mi delude, ma noi digiunatori in fondo serviamo a questo, no? Per diffondere un pensiero che ci accomuna e risvegliare dall'apatia noi cittadini privilegiati.

La mia giornata di digiuno è stata piena di riflessioni grazie alla lentezza con cui l'ho vissuta e una volta passata mi ha lasciato tanta energia per continuare a lottare per ciò in cui credo, con tutte le debolezze e contraddizioni che mi porto dietro, ma la consapevolezza che questa è la strada giusta.

Barbara

ZANOTELLI: "I POVERI COME CAPRI ESPIATORI, TORNIAMO ALLE VERE PRIORITA'"

Giunti al sedicesimo giorno dello sciopero della fama a staffetta, a quelle dei due digiunanti odierni - Paolo Tonani e Gianluca Garetti -, presenti come al solito (dal 21 settembre scorso) in Piazza Signoria, si unisce la voce di padre Alex Zanotelli, missionario comboniano, che sostiene questa lotta nonviolenta e manda - tramite un'intervista video - un messaggio molto forte all'amministrazione comunale fiorentino.

Nel video Alex Zanotelli dice fra l'altro: "E' stata una grande sorpresa quest'estate sentire tanti sindaci di sinistra assumere atteggiamenti del genere. Io sinceramente non riesco a capire. Com'è possibile che ce la prendiamo coi lavavetri, gli immigrati, gli ultimi, mentre abbiamo in casa dei ladri patentati, o le mafie che stanno allargandosi enormemente nell'indifferenza generale? Smettiamola di prendere i poveri come capri espiatori e torniamo alle verie priorità".

Chissà se da Palazzo Vecchio vorranno replicare al missionario comboniano, da qualche anno a Napoli dopo un lungo periodo trascorso in una baraccopoli di Nairobi. Domani, domenica, per diciassettimo giorno tocca a due donne: Maria e Patrizia.

venerdì 5 ottobre 2007

"MA CHE FIRENZE E' QUESTA?"


Ben quattro digiunanti per il 15' giorno di sciopero della fame a staffetta. In piazza Signoria hanno sostato per tutta la mattinata Teresa Santarelli e Beatrice d'Elia, che hanno avuto un gran numero di occasioni di conversazione con i passanti. Qualcuno, come al solito, ha inveito contro la protesta, in genere senza intavolare la minima discussione, ma sembra crescente il numero delle persone che vogliono capire, informarsi e a volte anche sostenere la richiesta di ritiro dell'ordinanza sui lavavetri.

"Piu' di una persona - dicono Teresa e Beatrice - ci ha chiesto informazioni su che cosa sta accadendo a Firenze. Una signora, che ha lasciato Firenze da qualche anno, ci ha detto di essersi vergognata per le ordinanze sui lavavetri e ci ha chietso se in citta' stia davvero cambiando cosi' tanto il senso comune. E' difficile dire. Certo l'ordinanza, specie all'inizio, ha avuto un forte consenso, poi pero' sono subentrate le perplessita', in particolare dopo le prese di posizione del procuratore e dei gip, che hanno mostrato le lacune anche giuridiche dei provvedimenti. Ora e' difficile valutare quale sia l'umore della citta'. E percio' e' importante proseguire con questa campagna".

A distanza, cioe' senza sostare davanti a Palazzo Vecchio, oggi digiunano per 24 ore Barbara Guarducci, iscritta al corso di Laurea per Operatori di pace di Firenze, e Rosa Parronchi, che ha partecipato all'Assemblea Autoconvocata alla comunità delle Piagge. Lo sciopero a staffetta dunque prosegue e culminera' il 17 ottobre nella Giornata mondiale di lotta alla poverta'.

giovedì 4 ottobre 2007

SUOR GABRIELA: "I MIEI COMPATRIOTI ROMENI IN CERCA DI UNA VITA MIGLIORE"

Il 21 settembre ero di passaggio a Firenze, ma nonostante la fatica - ero arrivata da due ore, dopo un viaggio di piu di 20 ore in pullman - sono venuta volentieri alla Veglia con la Carovana della pace, che è stata indimenticabile...
Non riuscivo a capire tutto ma, essendo pure romena, non potevo non aderire alla vostra iniziativa. Sono rientrata venerdi scorso, quindi ho fatto il giorno di digiuno ieri, qui a Cluj. E' stata un'esperienza interessante. Da una parte perché di solito mi costa tanto la rinuncia al mangiare (ho bevuto solo tre bicchieri di acqua, si poteva?) e ieri proprio l'ho fatta sentendo nessuna frustrazione.

Poi sono contenta che era un ricordo speciale per il mio cammino di religiosa: 10 anni fa ho lasciato la famiglia per entrare nella Congregazione delle Suore di San Giuseppe dell'Apparizione; a una parte con un desiderio di offrire la mia vita a Dio, ma anche di cercare di mettermi al servizio delle persone piu emarginate, che soffrono l'ingiustizia, l'abbandono...

Negli anni passati in Italia ho incontrato tanti immigrati, rumeni anche. Ho sentito spesso un dolore forte vedendo le loro situazioni e la mia incapacita di fare concretamente qualcosa. Cercavo di fare il meglio per esempio al servizio Caritas Diocesana Roma, dove sono andata come novizia per un anno, una volta alla settimana. La preghiera era il solo mezzo che potevo usare, poi non perdevo la speranza che Dio tocchera i cuori delle persone e qualcuno si prenderà cura di loro. E' vero che voi siete un popolo molto accogliente e fate del bene ai bisognosi arrivati nella vostra terra. Ho imparato tanto dai volontari italiani!!!

Ora in Romania sono come missione in Transilvania, a Cluj e Negresti Oas, mi è capitato di occuparmi proprio di bambini i cui genitori sono partiti da anni in vari paesi in ricerca di una situazione materiale migliore. Ci sono drammi, e tante contraddizioni perché a volte questi ragazzi sono lasciati un po' da soli, forse con la nonna o la vicina di casa ma pur avendo soldi crescono senza l'affetto dei genitori, hanno un grande vuoto dentro e molte difficoltà scolastiche e altre. Uno psicologo potrebbe spiegare meglio questo fenomeno diffuso dappertutto.

Non so se ho trovato le parole giuste, vi posso dire che vi sono vicina con la preghiera, abbiamo avuto l'adorazione in comunità e ho espresso le intenzioni , cosi in comunione, si e più forti. Vi auguro di non perdere mai la fiducia nell'azione dello spirito Santo nei cuori delle persone, ancora dei più risponsabili.
Con tanta riconoscenza, la vostra sorella in Cristo,
Gabriela
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Sabato 29 ho portato due adesivi "Io digiuno per..."attaccati addosso durante la manifestazione contro ilprotocollo del 23 luglio su pensioni welfare ecc.
Purtroppo la grande quantità di materiale distribuito nel corteo, le bandiere, gli striscioni, i volantini, i giornali, altri adesivi con altri messaggi, hanno mimetizzato i miei, e nessuna persona che nonconoscessi già ha manifestato interesse.Tra le persone che erano con me durante il corteo c'è stato appena un po' più di interesse, tutti d'accordo, ma questo era perfino ovvio. Sul pullman che mi ha riportato a Massa, l'interesse non è stato molto di più, forse gli adesivi sono un po' anonimi. Nel pomeriggio a Massa è piovuto forte e non sono piùuscito di casa.Ho ancora con me gli adesivi, proverò a rifarlo tra qualche giorno. Grazie
Enio Minervini